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Unione Italiana Ornitofili
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NEWS UIO Gennaio 2012
Londra, anatra si salva con un ago lungo 20
cm nella testa
Poteva finire molto peggio e invece
l’anatra Flapper si è salvata da un gruppo di
giovani teppisti che le hanno infilato un ago lungo 20
centimetri nella testa. L’episodio è avvenuto a
Lewes, nel Sussex orientale, ed è scattata la caccia per
punire i giovani autori di un episodio così crudele.
L’animale sta bene, non ha riportato danni cerebrali e i
veterinari hanno potuto rimuovere lo ‘spillone’.
L’anatra è stata salvata da un uomo che si
è tuffato nello stagno nonostante il freddo glaciale.
USA, un anno dopo, torna il mistero dei
merli morti
Il mistero della città dove piovono
uccelli morti incuriosisce l’America. Un fenomeno davvero
strano si è manifestato nelle prime ore del 1 gennaio a
Beebe, in Arkansas: un migliaio di merli sono stati trovati
senza vita sulle strade della cittadina americana dopo essere
caduti dal cielo nella notte di Capodanno. Ma la stranezza non
finisce qui: infatti l’evento inspiegabile era capitato
già nello stesso giorno dell’anno scorso e ora i
media americani stanno cercando di scoprire quale sia la causa
che ha scatenato quella che è stata definita dalla
stampa d’Oltreoceano «la pioggia degli uccelli
morti». L’anno scorso gli ornitologi spiegarono che
probabilmente l’inedito evento era stato causato dai
fuochi d’artificio di Capodanno che avrebbero impaurito
gli uccelli tanto da farli volare lontani dal cielo e provocare
lo scontro tra circa 5000 esemplari e gli oggetti a bassa
quota. Tuttavia quest’anno, proprio per evitare che la
strage si ripetesse, le autorità della cittadina
statunitense hanno proibito l’uso di fuochi
d’artificio nella notte di San Silvestro. Solo una
piccola minoranza dei residenti di Beebe non ha rispettato
l’ordinanza e il ripetersi dell’evento ha
sconcertato gli amministratori locali che avrebbero ricevuto la
prima segnalazione di “uccelli sulle strade” alle
diciannove del 31 dicembre. Ma la maggior parte delle morti
sarebbe avvenuta nella notte: «Pensavo che il sindaco mi
stesse prendendo in giro quando mi ha chiamato - ha spiegato al
network Abc Milton McCullar, l’addetto alla supervisione
delle strade dell’Arkansas - Mi ha svegliato alle 4 di
mattina e mi ha detto che avevamo uccelli che cadevano dal
cielo». Alcuni canali tv e siti web hanno aggiunto
alla notizia interpretazioni fantasiose. Ad esempio il sito web
del tabloid britannico Daily Mail, tra il serio e il faceto, si domanda se la
pioggia di uccelli morti sia «la prima dimostrazione
della profezia dei Maya che dichiara che il 2012 segnerà
la fine del mondo». Altri network, con meno ironia, ma
con maggiore fantasia, segnalano come cause della strage una
improvvisa tempesta di grandine oppure la caduta massiccia di
fulmini. Peccato che gli scienziati escludano queste due ultime
ipotesi: il cielo sopra Beebe nella notte di San Silvestro era
assolutamente sgombro di nubi. E allora come si può
spiegare il fenomeno? «Molti di questi uccelli vedono
peggio di noi di notte - spiega Kevin McGowan, ornitologo della
Cornell University - Non riescono ad adattarsi
all’oscurità come i gufi quindi quando sono usciti
fuori dai loro nidi era come se fossero completamente
ciechi». Ma servono prove con maggiori basi dcientifiche:
«Nelle prossime ore effettueremo l’autopsia su
alcuni merli - hanno spiegato le autorità - In questo
modo forse comprenderemo il motivo del loro decesso».
Siena, cacciatore uccide un airone e ne
ferisce un altro
Ha sparato contro due aironi guardabuoi
(uccelli della specie Bubulcus ibis), uccidendone uno e ferendo l’altro.
È accaduto nella zona di Scarna, nel comune di Colle Val
d’Elsa. Secondo quanto reso noto dal WWF a sorprendere il
bracconiere è stata propria una guardia volontaria
dell’associazione ambientalista. È poi intervenuta
la polizia provinciale che ha sequestrato gli animali e il
fucile, denunciando il cacciatore per abbattimento di animali
protetti, ‘’illecito penale - sottolinea il Wwf -
per cui è prevista condanna fino a 8 mesi di
carcere’’.
Blitz antibracconaggio nel bresciano:
rimossi 2 quintali di trappole per uccelli
Bracconieri nel mirino della LIPU in
provincia di Brescia. Gli agenti zoofili hanno individuato e
rimosso due quintali di trappole per uccelli tra archetti e
tagliole in acciaio con un centinaio di pettirossi e altri
uccellini morenti, nonché gabbie-trappola di varie
dimensioni per la cattura di mammiferi. Rimosse anche reti per
uccellagione lunghe un chilometro. I controlli e i sequestri
sono stati eseguiti sulle alture del lago d’Iseo e del
lago d’Idro, in Valcamonica, a Montecampione, Breno, in
Valvestino, in Valtrompia e nell’area del Colle di San
Zeno. Gli agenti zoofili hanno anche trovato in rustici e
cascinali decine di cani mal tenuti, legati a catene corte. Ai
proprietari degli animali una diffida e l’invito a dare
loro una sistemazione più adeguata.
Bruxelles, ovaiole, Ministro Catania
“no a deroghe per gabbie”
Non è prevista “nessuna
deroga” per gli allevatori italiani di galline ovaiole
che non rispettano la direttiva Ue sulle misure delle gabbie:
lo ha precisato il ministro dell’Agricoltura Mario
Catania al termine di un incontro con la Commissaria alla Pesca
Maria Damanaki. La direttiva, che prescrive la fine degli
allevamenti intensivi in gabbie delle dimensioni di un foglio
“A4”, è entrata in vigore il primo gennaio,
ma “in Italia abbiamo ancora molti allevamenti che non
sono ancora in regola e si stanno adeguando - ha detto il
ministro - credo ragionevolmente che nell’arco di qualche
mese i produttori si saranno adeguati alle disposizioni
comunitarie”.
Follonica, poiana ferita, soccorsa da
Polizia, Lav e Wwf
Una poiana, ritrovata incapace di volare
nei pressi di Follonica, è stata recuperata dalla
Polizia Provinciale che ha immediatamente consegnato
l’animale alla LAV Grosseto. L’associazione, su
indicazione del direttore del Crasm WWF di Semproniano, dr.
Marco Aloisi, ha prestato i primi soccorsi all’animale.
Poche ore dopo un volontario del Crasm ha ritirato la poiana a
Grosseto e la ha recapitata al centro. L’animale
attualmente è in fase di ripresa.
Aquila reale ferita da bracconiere nel
Parco dei Sibillini
Un’aquila reale, uno splendido
esemplare di maschio adulto di questa specie protetta, è
stata ritrovata gravemente ferita da un colpo di fucile da
caccia nel Parco nazionale dei Monti Sibillini,
sull’altopiano di Macereto. Soccorsa dai veterinari del
parco, è stata poi trasferita dal Corpo Forestale dello
Stato di Visso nel Centro di recupero rapaci di Pescara. Ha
riportato fratture ad un’ala e ha perso un occhio: non
potrà mai recuperare completamente, e tornare al suo
stato di vita naturale.
Antardide, scoperto un raro pinguino
«biondo»
In un mare di pinguini con la pancia bianca
e il dorso scuro, ecco il pinguino «biondo»: alcuni
turisti hanno infatti scovato un rarissimo pigoscelide
dell’Antartide con un cappotto di «piume
dorate». Sembra un albino, ma in realtà la
colorazione biancastra è dovuta ad una
particolarità genetica che lo mette in pericolo da
predatori. A scovare il singolare uccello in una delle isole
Shetland Meridionali, in Antartide, è stato il
naturalista David Sthepens nel corso di una crociera
organizzata da National Geographic a bordo della Lindlab Expeditions. La
colorazione di questo pinguino è dovuta al leucismo, una
forma di albinismo incompleto. Gli esemplari di pinguino
leucistico, infatti, hanno un ridotto livello di pigmentazione
e si distinguono dagli albini per i loro occhi pigmentati.
L’albinismo, invece, è provocato dalla mancata
produzione di melanina. La foto del singolare uccello ha
già fatto il giro del web. La colorazione
«slavata» lo distingue chiaramente dal pigoscelide
dell’Antartide, col caratteristico piumaggio simile ad
uno smoking. Spiega Stephens: «È estremamente raro
riuscire a scovare pinguini con questa tonalità di
colore». Per loro, tuttavia, quel cappotto chiaro
può essere uno svantaggio non indifferente: di fatto
risultano più visibili per i predatori dell’oceano
ma anche per le prede. Nel marzo di due anni fa - sempre un
fotografo del National Geographic - riuscì a immortalare
sull’isola di South Georgia, in Antartide, un esemplare
di pinguino tutto nero.
In provincia di Frosinone fermato
bracconiere di frosoni
Gli agenti Fragnoli Severino e Cerro Luigi
agli ordini del Comandante Massimo Belli del Corpo Polizia
Provinciale di Frosinone unitamente all’Isp. Zeppa
Clementino, e VS. Zaccagnini Onorato appartenenti al Comando di
Polizia Municipale di Casalvieri, perlustrando il territorio di
caccia in località “ Casal D’Angela ”
proprio a Casalvieri hanno sentito da un boschetto di querce
esplodere alcuni colpi di fucile. Arrivati sul posto hanno
trovato un uomo armato di fucile da caccia e relative cartucce
in evidente atteggiamento di caccia. Gli agenti hanno accertato
che l’uomo era in possesso di un capo di selvaggina di
fauna selvatica protetta della specie “Frosone”
appena abbattuto, la cui caccia non è mai consentita in
nessun periodo della stagione venatoria, in quanto gode di un
speciale regime di protezione. Per questo l’uomo è
stato invitato a scaricare l’arma in suo possesso, e
l’esibizione dei prescritti documenti autorizzanti
l’attività venatoria. A tale richiesta, il
cacciatore si è mostrato agitato e nervoso, dandosi ad
una partenza precipitosa in mezzo alla boscaglia, seguito
sempre a distanza e a vista dagli agenti che hanno notato che
il fuggitivo cercava di disfarsi di una busta di plastica,
abbandonandola in mezzo ad una siepe. Tempestivamente gli
agenti raggiungendolo recuperavano la busta, accertando che
all’interno di essa erano contenuti altri 22 capi di
fauna selvatica protetta della specie Frosone; quindi si
procedeva al sequestro dell’arma delle munizioni e della
selvaggina abbattuta e alla relativa denuncia alla Procura
della Repubblica di Cassino.
Tar Emilia Romagna: il tiro al piccione
è vietato
I controlli demografici sui piccioni
torraioli vanno effettuati attraverso il ricorso a metodi
ecologici previo parere dell’Istituto Nazionale per la
Fauna, ora denominato ISPRA. L’ha stabilito il TAR
dell’Emilia Romagna con una sentenza depositata il 20
novembre 2011, accogliendo il ricorso della LAC contro
l’ordinanza del Comune di Bondeno (Ferrara) che
consentiva l’abbattimento di piccioni sul territorio,
secondo i tempi stabiliti dal calendario venatorio. Seguendo
l’orientamento della Cassazione e del TAR Toscana, il
Collegio ha ritenuto di dover applicare ai piccioni torraioli
“inselvatichiti” (vale a dire che di fatto hanno
assunto un sistema di vita quanto meno simile a quello
selvatico) il regime di contenimento proprio delle specie
selvatiche, che pertanto ai sensi di legge non possono essere
contenute se non con metodi ecologici, quale non può
definirsi il ricorso alla caccia peraltro operato al di fuori
dei suoi ordinari limiti normativi”. Recita l’art.
19, comma 2: “Le regioni, per la migliore gestione del
patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi
sanitari, per la selezione biologica, per la tutela del
patrimonio storico-artistico, per la tutela delle produzioni
zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle
specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia.
Tale controllo, esercitato selettivamente, viene praticato di
norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici su parere
dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica. Qualora
l’Istituto verifichi l’inefficacia dei predetti
metodi, le regioni possono autorizzare piani di
abbattimento”. Stante la norma appena citata, sostengono
i giudici, “non appare compatibile col rispetto
dell’ambiente, nel quale certamente si colloca anche il
concetto di controllo demografico, la scelta comunale di un
mezzo di contenimento quale la caccia individuato come
alternativa agli specifici strumenti previsti dalla legge.
Né sul piano logico appare sostenibile che un
attività venatoria avulsa dal suo normale ambito
giuridico possa integrare quel metodo di controllo ecologico
indicato dalla legge e non piuttosto finire per rappresentare
unicamente il contrapposto e rapido sistema di eliminazione
cruenta”.
Reggio Emilia, Provincia propone
Regolamento animali a Comuni
“Ai Comuni mettiamo a disposizione
uno strumento per l’attuazione di norme sul benessere
degli animali in modo omogeneo, ai cittadini offriamo invece
uno strumento per conoscere diritti e doveri in un rapporto di
civile convivenza con gli animali”. Così
l’assessore provinciale all’Agricoltura e al
Benessere degli animali della Provincia di Reggio Emilia,
Roberta Rivi, ha presentato il “Regolamento per la tutela
e il benessere animale” elaborato dalla Provincia di
Reggio Emilia insieme a Comunità montana
dell’Appennino, Comuni capi-distretto o che ospitano un
canile, Servizio Veterinario dell’Azienda Usl, Ordine dei
medici veterinari e associazioni di protezione animale. Il
testo è stato approvato nei giorni scorsi dal Comitato
provinciale consultivo previsto dalla Legge regionale 27/2000:
per divenire operativo, il regolamento dovrà ora essere
adottato dai singoli Comuni. Presentato in occasione
della festa di Sant’Antonio Abate, di cui
l’assessore Rivi ha ricordato il tradizionale ruolo di
protettore degli animali, in particolare domestici, il
regolamento predisposto dalla Provincia si compone di 47
articoli e raccoglie una serie di prescrizioni di norme
nazionali e regionali. “La disaffezione nei confronti
degli animali, spesso purtroppo testimoniata da episodi
riprovevoli anche nella nostra provincia- ha affermato
l’assessore Rivi- è sintomo di inciviltà,
quindi è in primo luogo un problema etico, ma ha anche
un costo per le casse pubbliche: in un momento di ristrettezze
come l’attuale richiede, un motivo in più per
dedicare attenzione a queste tematiche”.
Benessere animale: la UE adotta la
strategia 2012-2015
La Commissione europea ha adottato
una nuova strategia quadriennale (2012-2015) volta a
migliorare il benessere degli animali nell’Unione
europea. “La recente entrata in vigore della legislazione
sulle “galline ovaiole” ha dimostrato che in
diversi Stati membri persistono problemi per quanto concerne il
benessere degli animali. Alcune iniziative sono già
state prese, ma diversi aspetti vanno affrontati in modo
diverso per ottenere risultati maggiormente sostenibili. La
nuova strategia prevede la necessaria flessibilità per
consentire agli operatori di raggiungere, con modalità
diverse, i prescritti standard in materia di benessere. Una
maggiore coerenza delle politiche e l’ottimizzazione
della trasparenza del mercato nell’ambito di un ampio
quadro legislativo sul benessere animale contribuirà a
ridurre le contraddizioni, reali o percepite, tra il benessere
degli animali e le esigenze degli operatori economici. Le
misure finalizzate al benessere degli animali devono assicurare
l’efficacia dei costi. La proposta di consacrare risorse
agli aspetti dell’istruzione e della formazione dovrebbe
assicurare la massima efficacia delle iniziative, sia in
termini economici che di benessere degli animali”,
così ha affermato John Dalli, commissario UE
responsabile per la salute e i consumatori. La legislazione UE
sul benessere degli animali, sviluppata negli ultimi decenni in
risposta a situazioni specifiche e a richieste politiche,
è a volte estremamente dettagliata e settoriale, con il
risultato che il suo campo di applicazione non è
generale. L’attuazione diseguale di tali regole negli
Stati membri crea condizioni di concorrenza diseguali in questo
importante settore economico. Considerata la diversità
dei climi, dei terreni e dei sistemi di allevamento in cui tale
normativa va applicata, quest’ambito della legislazione
europea necessita un cambiamento. Perché continuano a
sussistere problemi? La Commissione identifica nella mancata
attuazione della legislazione UE da parte degli Stati membri in
diversi ambiti uno dei problemi maggiori che influenzano
negativamente il benessere degli animali nell’UE. Un
altro ostacolo a un’attuazione piena ed equa è
dato dal fatto che il mercato non fornisce incentivi economici
sufficienti per indurre gli operatori a mettersi a norma. La
comunicazione constata inoltre che molte delle parti
interessate non hanno conoscenze sufficienti sul benessere
degli animali ed evidenzia inoltre carenze nella legislazione
UE che rendono più difficile assicurare condizioni di
benessere adeguate per certe categorie di animali.
Interventi suggeriti:
una proposta di normativa completa sul
benessere degli animali e il rafforzamento delle azioni
condotte attualmente. La legislazione proposta dovrebbe
promuovere un approccio innovativo incentrato sui risultati
reali in tema di benessere invece che su input meccanicistici e
concentrare maggiormente l’attenzione sui livelli di
istruzione e di professionalità delle persone
interessate.
il rafforzamento e l’ottimizzazione
delle azioni condotte attualmente dalla Commissione: potenziare
gli strumenti per rafforzare l’ottemperanza degli Stati
membri ai requisiti di legge, intensificare la cooperazione
internazionale già esistente in tema di benessere degli
animali, informare meglio i consumatori nonché
realizzare studi negli ambiti in cui il benessere degli animali
appaia incontrare i maggiori problemi.
Clima: per cambiamenti fuga uccelli e
farfalle troppo lenta
Gli uccelli e le farfalle in Europa stanno
scappando dai cambiamenti climatici, ma sono troppo lenti e
sono rimasti indietro di più di 100 chilometri. Lo ha
dimostrato uno studio dell’università olandese di
Wageningen pubblicato dalla rivista Nature
Climate Change. I ricercatori
hanno analizzato i cambiamenti nelle popolazioni di quasi 9500
comunità di uccelli e 2130 di farfalle distribuite in
tutta Europa, cercando di determinare come queste si muovono
verso nord spinte dalla ricerca di habitat più vicini a
quelli ottimali. Il risultato è stato che in media gli
uccelli negli ultimi 20 anni in media si sono mossi solo di 37
chilometri, mentre le farfalle ne hanno percorsi 114 grazie ai
cicli di vita più corti e alla maggiore facilità
nello stabilire delle colonie. Lo studio ha poi verificato il
‘debito climatico’, cioè la distanza che in
teoria queste specie avrebbero dovuto percorrere per star
dietro al riscaldamento globale, e il risultato è stato
che alle farfalle mancano 135 chilometri, mentre agli uccelli
addirittura 212: “Non sappiamo quali possono essere le
conseguenze a lungo termine di questa differenza - scrivono gli
autori - di sicuro è a rischio l’interdipendenza
fra le specie, e a soffrire di più saranno, ad esempio
gli uccelli che si nutrono prevalentemente di larve di farfalle
come la Balia Nera”.
Poche piogge, crisi zone umide, meno
avifauna in stagione
Gli invasi della Garfagnana ed il Serchio
domenica 8 gennaio e l’alveo del Padule di Bientina
martedi 17 sono stati percorsi in lungo ed in largo da studiosi
e appassionati che, muniti di binocoli e cannocchiali, hanno
provveduto a scandagliare le aree umide alla ricerca di
cormorani, anatre, aironi e altri uccelli acquatici. I dati,
raccolti secondo procedure standard fin dal 1984, confluiranno
in banche dati regionali, nazionali ed internazionali in modo
da valutare l’andamento delle popolazioni a differenti
scale geografiche e l’importanza delle diverse aree nel
sostenere gli uccelli acquatici. I totali registrati
quest’anno non sono esaltanti: la penuria di piogge che
sta contraddistinguendo la stagione, infatti, limita in tutta
la regione l’estensione dei luoghi allagati e di
conseguenza il numero degli animali. Nel padule di Bientina, ad
esempio, specie come la pavoncella ed il beccaccino che
prediligono aree di acquitrino, scarse appunto per la
siccità, hanno fatto registrare presenze molto inferiori
alla media. I dati raccolti negli anni hanno permesso invece di
riconoscere la rilevanza di questo sito che, proprio per la
consistenza di pavoncella e beccaccino, è considerato di
importanza nazionale. Per fortuna la penuria di aree allagate
è stata in parte bilanciata dal fatto che alcune zone
hanno avuto notevoli miglioramenti ambientali: in particolare
grazie all’impegno di molti, ma in primis dei proprietari
e del Comune di Capannori, solo nei laghetti della Gherardesca
si sono potuti contare quasi 3000 uccelli tra anatre, svassi e
folaghe! La zona ospita anche un ‘dormitorio’ di
ardeidi ed aironi, dove alla sera si concentrano circa 300 tra
cormorani, aironi bianchi maggiori, garzette ed aironi
guardabuoi. Quest’attività di monitoraggio
permette di seguire nel tempo l’evolversi della presenza
della fauna nella nostra regione e di comprendere meglio il
ruolo dei singoli siti nella conservazione della
biodiversità. Da questo punto di vista, il padule di
Bientina riesce a mostrare sempre di più la propria
vocazione e la speranza è che prosegua il cammino
intrapreso da Amministrazioni, ambientalisti ed associazioni
venatorie verso una più organica e funzionale forma di
gestione, tutela e valorizzazione di quest’area, che tra
le altre cose vanta anche quest’inverno la presenza di
una poiana calzata (una rarità per l’Italia) e per
il suo interesse sta diventando meta sempre più
frequente delle visite di appassionati e di semplici
escursionisti.
Un aeroporto sulla foce del Tamigi, a
rischio il volo di migliaia di uccelli
È davvero un fiume di polemiche
quello che sta accompagnando in questi giorni il progetto di un
nuovo aeroporto su un’isola artificiale alla foce del
Tamigi. Secondo le associazioni ambientaliste inglesi il nuovo
scalo distruggerebbe l’habitat naturale di numerose
specie di uccelli che vivono in quella zona. Inoltre la
presenza massiccia di volatili renderebbe i decolli molto
pericolosi, oltre a causare decine di morti tra gli animali di
passaggio sulla pista. Come se non bastasse, essendo la zona
della foce piuttosto distante dal centro città, il
progetto prevede anche un collegamento ferroviario ad alta
velocità, che modificherebbe ancor di più
l’assetto naturalistico dell’area. La notizia
era stata diffusa in questi giorni dal sindaco di Londra Boris
Johnson, attraverso le pagine del Guardian. Il primo cittadino della capitale inglese aveva
annunciato trionfante il progetto, dichiarando anche che il
governo, presieduto da David Cameron, aveva dato il via libera,
alla luce del piano di modernizzazione del trasporto
ferroviario. Il nuovo hub dell’aria costerebbe 50 milioni
di sterline e garantirebbe un traffico ci circa 150 milioni di
passeggeri l’anno. Ma a quanto pare sono davvero in pochi
a desiderare questo nuovo aeroporto, che il laburista Ken
Livingstone, ex di Londra, ha definito “un’idea
folle”. L’opera rischia quindi di morire nella
culla: tutti i candidati dell’opposizione alle elezioni
di maggio si sono dichiarati contro la sua realizzazione. Per
ora gli uccelli dell’estuario del Tamigi possono volare
tranquilli.
Linate, agenti recuperano cigno ferito
nell’aeroporto
Gli agenti della Polizia Provinciale di
Milano hanno recuperato un cigno ferito nell’aeroporto di
Linate. Trovato in uno stato di ipotermia, l’animale
è stato portato al centro Enpa perché ricevesse
le prime cure per poi essere trasferito oggi nell’oasi
Wwf di Vanzago. Il veterinario che lo ha visitato ha
riscontrato uno stato di deperimento. Nel momento in cui
è stato recuperato, il cigno si trovava nell’area
di sicurezza dell’aeroporto. A chiedere
l’intervento della Polizia Provinciale, che è
stato condotto dagli agenti del Comando di Trezzo
sull’Adda, è stato il servizio di sicurezza
aeroportuale di Linate.
Dinosauro-uccello ha piume adatte volo
Il primo uccello forse in grado di volare
aveva le dimensioni di un corvo e le piume nere: è l’Archaeopteryx,
dinosauro con le ali da tempo supposto capostipite degli
uccelli. Grazie a un neo studio sui suoi fossili, pubblicato su
Nature Communications, arriva una ulteriore prova che aveva
probabilmente un apparato di penne e piume adatte al volo. Per
gli esperti non è una prova che Archaeopteryx volasse,
ma nei moderni uccelli i melanosomi danno forza e resistenza
aggiuntive per il volo.
Milano, piccione impigliato in filo di
plastica, salvato
Un piccione è rimasto impigliato in
un platano a 10 metri d’altezza a causa di un laccio di
plastica che gli era stato legato a una zampa. Il povero
volatile sarebbe morto d’inedia dopo ore ed ore di
sofferenza ma, per fortuna, un cittadino ha notato la sua
presenza ed ha subito allertato i Vigili del Fuoco e ENPA
Milano per poterlo soccorrere. Il rapido intervento di
un’autoscala dei Vigili del Fuoco, sempre sensibili alle
richieste d’aiuto a favore degli animali e con i quali vi
è una grande sinergia operativa, e degli operatori
dell’ENPA hanno permesso di togliere il piccione da
quella posizione drammatica e di trasferirlo presso la Clinica
Veterinaria ENPA dove gli sono state prestate le cure del caso.
Traffico illegale di avifauna protetta,
quattro arresti in Campania
Era agli arresti domiciliari da tempo, ma
ciononostante continuava a gestire un traffico illecito di
esemplari di avifauna protetta ricevendo ordini e clienti
direttamente all’interno della sua abitazione. Questo
quanto accertato dagli agenti del Commissariato di PS di
Afragola (NA), che hanno fermato due persone e denunciato altre
due a piede libero. Tra questi G.A., considerata la
“primula rossa” del bracconaggio in Campania e
già agli arresti domiciliari per reati associativi.
Sulle tracce di G.A. c’erano da parecchio tempo gli
operatori del Nucleo Maltrattamenti e Bracconaggio della
Le.I.D.A.A. (Lega Italiana per la Difesa degli Animali e
dell’Ambiente), l’associazione onlus per la
salvaguardia degli animali e della natura fondata e presieduta
dall’ex Ministro del Turismo On. Michela Vittoria
Brambilla. Tutto era partito da diverse segnalazioni giunte
alla Le.I.D.A.A. che riferivano che dietro all’apparente
normalità di un’uccelleria situata in corso
Meridionale ad Afragola, si celava in realtà un ingente
traffico di uccelli di specie protetta, tutti catturati
illegalmente in natura in spregio delle normative vigenti.
Così, dopo mesi di intenso lavoro fatto di incrocio di
dati, analisi di documenti e un’infinita serie di
sopralluoghi, gli uomini capitanati da Antonio Colonna
(responsabile del Nucleo Maltrattamenti e Bracconaggio
Le.I.D.A.A.), hanno deciso di intervenire, rivolgendosi a tal
fine agli agenti del Commissariato di Polizia di Stato di
Afragola coordinati dal Dirigente Dott. Luciano Nigro. Dopo una
giornata intera di appostamenti e pedinamenti (indispensabili
per monitorare in tempo reale gli spostamenti dei bracconieri),
la task-force di Polizia di Stato e Le.I.D.A.A. ha individuato
il luogo di scambio della merce (centinaia di uccellini di
specie protetta) in via della Madonnina a Casavatore (NA), a
poca distanza da quella che sembrava essere in tutto e per
tutto una vera e propria uccelleria. Qui è infatti
giunta nel corso del pomeriggio una Peugeot station-wagon
condotta da due soggetti e con all’interno del bagagliaio
un carico sospetto; appurato che si trattava realmente di
avifauna severamente protetta dalla legislazione nazionale e
comunitaria (per lo più esemplari di cardellino) Antonio
Colonna e i suoi uomini hanno richiesto l’intervento
degli agenti della Polizia di Stato, appostati nei paraggi
già da diverse ore. Alla vista dei poliziotti gli uomini
che si trovavano nell’auto si sono dati a una precipitosa
fuga per le vie di Casavatore, senza tuttavia riuscire
nell’intento di sottrarsi alla cattura in quanto
prontamente fermati dalle numerose pattuglie presenti sul
territorio. Le operazioni sono state coordinate direttamente
dal Dirigente della Polizia Di Stato dott. Luciano Nigro,
presente personalmente sul posto vista la delicatezza della
situazione. Fermati e identificati, i due soggetti si sono
rivelati essere vecchie conoscenze delle Forze
dell’Ordine: gli accertamenti effettuati dalla Polizia di
Stato hanno infatti permesso di appurare che sulle loro spalle
pendeva già un nutrito elenco di precedenti penali,
molti dei quali proprio per reati contro il patrimonio
faunistico dello Stato. un uomo di 55 anni di Napoli un uomo di
24 anni di Afragola (NA), sono stati pertanto sottoposti a
fermo di polizia giudiziaria in quanto gravemente indiziati del
reato di ricettazione e subito tradotti presso la casa
circondariale di Poggioreale (NA) su disposizione del PM di
turno presso la Procura della Repubblica di Napoli. Dopo aver
appreso che parte degli uccelli provenivano dalla vicina
uccelleria di via San Giovanni a Casavatore, gli uomini della
Polizia di Stato hanno deciso di effettuare un accesso nella
stessa, attuando una capillare perquisizione e rinvenendo
moltissimi altri esemplari di uccelli di specie protetta, in
gran parte cardellini. Inoltre, l’esercizio commerciale
si è rivelato essere completamente abusivo per mancanza
di qualsivoglia licenza e autorizzazione: l’operazione
posta in essere degli agenti del Commissariato PS di Afragola
ha consentito di mettere la parola fine a
quest’attività illecita che proseguiva
indisturbata da anni. Per il sedicente venditore è
quindi scattata la denuncia a piede libero per violazione alla
normativa sul commercio degli animali vivi, oltre al sequestro
del negozio, della merce e degli animali detenuti al suo
interno, tra cui tre cuccioli di cane detenuti in condizioni
non idonee e rivelatisi essere di età troppo piccola per
essere commercializzati. Gli accertamenti hanno interessato
numerosi altri luoghi, tra cui l’abitazione e
l’uccelleria di G.A., entrambe situate ad Afragola. In
suo possesso sono stati rinvenuti numerosi esemplari di
cardellino sulla provenienza dei quali gli agenti della Polizia
di Stato e gli uomini della Le.I.D.A.A. stanno effettuando
accertamenti mirati. Inoltre è stata accertata la
presenza, nelle pertinenze dell’abitazione, di nr. 15
esemplari di tartaruga testudo
hermanni, una specie di tartarughe
di terra particolarmente protetta dalla convenzione di
Washington. Le testuggini sono state sequestrate per
irregolarità documentali: tutte erano sprovviste della
necessaria documentazione CITES, obbligatoria per legge. Da
ultimo gli agenti del Commissariato di Afragola hanno
individuato sotto l’uccelleria Alleluia un magazzino
seminterrato particolarmente nascosto in quanto non
direttamente comunicante con il negozio situato al piano
superiore. Qui i poliziotti e gli operatori della Le.I.D.A.A.
hanno riscontrato la presenza di numerosi cuccioli di cane di
varie razze: sottoposti a un approfondito controllo veterinario
da parte di un veterinario specializzato della competente ASL,
molti di essi sono risultati essere di età inferiore
rispetto a quella dichiarata nei relativi passaporti, motivo
per cui sono stati posti sotto sequestro. Ecco quindi il
bilancio di una giornata che ha visto operare in grandissima
sinergia gli agenti della Polizia di Stato e gli operatori
della Le.I.D.A.A.: nr. 2 persone fermate per il delitto di
ricettazione, nr. 2 persone denunciate a piede libero alla
Procura della Repubblica di Napoli per violazione alle norme
sul commercio degli animali, nr. 300 esemplari di cardellino,
nr. 200 di lucherino, nr. 100 di allodola, nr. 300 di altri
uccelli sequestrati, nr. 15 esemplari di tartaruga testudo hermanni sequestrati
e nr. 9 cuccioli di cane sequestrati. In attesa dei
provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, tutti gli
animali sono stati affidati ad Antonio Colonna, responsabile
del Nucleo Maltrattamenti e Bracconaggio della Le.I.D.A.A. Le
operazioni sono state seguite anche da “Striscia la
Notizia”, scesa in campo con Edoardo Stoppa,
l’inviato “fratello degli animali” che si
occupa di situazioni problematiche relative proprie al mondo
faunistico.
Valpredina, soccorsa da polizia
un’aquila avvelenata
Il lieto fine si può già
annunciare: è un po’ debilitata, ma si
riprenderà, l’aquila reale recuperata sabato dalla
polizia provinciale e affidata alle cure del Cras Wwf di
Valpredina. L’esemplare, un adulto, è stato
avvistato da due escursionisti dalle parti di Adrara San
Martino, sul sentiero che conduce al rifugio Gemba: aveva
difficoltà ad alzarsi in volo. Sul posto sono arrivate
due guardie ecologiche volontarie e la pattuglia del nucleo
ittico-venatorio, che hanno recuperato l’animale (impresa
non facile per il tipo di terreno) e l’hanno condotto al
Cras. L’aquila non è in pericolo di vita, ma per
gli esperti del centro di Valpredina l’ipotesi è
che soffra gli effetti di un avvelenamento indiretto. «I
sintomi fanno pensare che abbia mangiato un ratto o qualche
altro animale morto dopo aver ingerito topicida o forse un
boccone avvelenato», spiega Enzo Mauri, direttore
dell’oasi. Ora sono in corso le cure, e l’aquila
viene tenuta al caldo con un’apposita lampada, per
evitare che, già indebolita, sprechi energie per
scaldarsi. «L’obiettivo è liberarla il
prima possibile», dice Mauri. A novembre un’altra
aquila reale era arrivata al Cras: trovata vicino a Capizzone,
era stata colpita da pallini da caccia. Un mese dopo è
stata liberata nei cieli di Fuipiano.
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